Testi

Alterazioni Video. Incompiuto Siciliano - Intervallo

in
di: 
Green Platform
10/04/2009

Incompiuto Siciliano is a project in progress that aims to identify and classify the aesthetic and formaI characteristicsof unfinished public architecture in ltaly. The survey, carried out by Alterazloni Video together with Enrico Sgarbi and Claudia D'Aita, has so far resulted in tne classification of around 500 unfinished architectural projects. The Italian region with the highest number of unfinished public works is Sicily and for this reason the style identified by the researchers, widespread in Italy during the 1960s and 1970s, was dubbed "Unfinished Sicilian". The intention of the project was noI merely to expose the phenomenon, but also to promote dynamic acceptance of it in order to trigger virtuous response mechanisms.
The capital of the "Unfinished Sicilian" style is Giarre, a town of 30.000 people in the province of Catania, where a relatively small area is home to 12 unfinished architectural projects, incIudlng an Olympic-sized swimming pool, a cultural centre, a flower market, a track for model cars, a civic theatre and a polo ground. In this area Alterazioni Video and the town council have nuilt the first "Unfinished Park", which also house a foundation with the purpose of observing the phenomenon of unfinished architecture. The Park is the result of an operation designed to historicize the area, whose identity is strongly conditioned by the prsence of unfinished works.
In occasion of Green Platform, Alterazioni Video realized a workshop with students of the University of Florence. Whithin the context of the institutional cooperation between the CCCS, directed by Franziska Nori, and the Laboratorio CROSSING coordinated by Professor Giacomo Pirazzoli (from the Planning Department at the Faculty of Architecture, Florence University), the aim of the workshop was to implement the Incompiuto Siciliano project, involving the architectural declination of buildings in the park in the city of Giarre. Specific sustainability criteria were adopted in the planning phase providing for minimal impact on the existing buildings in the park and for respect for the unfinished architecture's basic stylistic features. The work on the buildings went hand in hand with research into the identification of potential cycle lanes for use by visitors to the park. The laboratory was attended by: Alessio Galasso, Aura Gneucci, Luca Mannucci, Leonardo Martini, Diana Marzo, Iacopo Mascelloni, Eric Medri, Bianca Maria Rulli, Michela Saddi, Iolanda Bianchi and Carla Petrelli.

Abitare l'inabituale

in
di: 
Paul Virilio
01/10/2008

Costruzione disusata, cantiere abbandonato, nessun culto moderno avvolge questi monumenti in attesa di una demolizione probabile, che dunque non sono rovine, ma costruzioni in corso di “incompimento” .
Come i ferri in attesa della colata di cemento armato, ognuno di loro si apre sul cielo. Né chiusi, né coperti, più che il talento dell’architetto, i loro muri ricalcano la gestualità di chi li ha costruiti.
Per una singolare mancanza d’attenzione, li ignoriamo, come fossero indegni di interesse. Monumenti negativi del pensiero architettonico, essi si apparentano, insieme ai monumenti positivi della storia, alla conservazione patrimoniale delle rovine di guerra, delle vittorie e delle sconfitte di un passato lontano.
Indipendentemente dal loro funesto destino, qui il buon esito architettonico non viene chiamato in causa. Anche se nel loro caso si può ancora parlare di “stile”, si tratta solamente dello stile della mera tecnica, del loro incompimento.
Domani, o dopodomani, potremo immaginare un inventario “archeologico” dei monumenti dell’incompimento? L’inventario della vertigine dei cantieri abbandonati, e allo stesso modo la classificazione di questa inoperosità, in nome del patrimonio storico dell’umanità?
Lontani da un INFERNO delle rovine quale quelli di Auschwitz o di Hiroshima, non si tratterebbe qui di una sorta di PURGATORIO dell’architettura, in attesa del PARADISO del “valore architettonico”?... Perché no? Dopo tutto, lo schizzo pittorico nei musei o l’abbozzo musicale, dei concerti o delle sinfonie incompiute, ha da tempo diritto di cittadinanza!

Conservatorio, più che le arti e i mestieri, questo “museo dell’abbandono” rappresenterebbe il disastro simbolico della costruzione – della più celebre fra loro, la TORRE DI BABELE, o più banalmente, il deposito disabitato da una politica di distribuzione che privilegia ormai i flussi estesi del trasporto delle merci, a detrimento del loro stoccaggio, il CONTAINER che si appresta per parte sua a rimpiazzare l’hangar, il grande emporio della piazza del mercato o del silos di cereali che tanto hanno ispirato gli architetti seguaci delle “megastrutture”.

“Infrastrutture” , come si suole dire, oppure “monumenti del pericolo” della disoccupazione strutturale dell’arte del costruire, nessuno può saperlo…
In attesa di un futuro più costruttivo che distruttivo, si tratterebbe insomma di negarsi alla disattenzione, all’indifferenza, ai tentativi infruttuosi, per attendere l’inatteso e tentare domani, di abitare l’inabituale.

Pasqua 2008

Fenomenologia dello stile

in
di: 
Wu Ming 3
01/10/2008

Che cos'è uno stile?
Tratto che accomuna e distingue, che identifica, coglie il segno di un'epoca. Ricaduta estetica, etica, antropologica. Pratica ripetibile, che sedimenta, stratifica, trova epigoni e variazioni. Fenomeno che fa scuola pur in assenza di un'accademia. Solco che attraversa territori e gruppi sociali, ne informa i comportamenti, ne marchia le rappresentazioni, plasma la percezione delle comunità. Riconoscibile. Per analogia capace di evocare similitudini, individuare discontinuità. Tecnica che si fa discorso, e viceversa. Materiale, colore, strumento, forma, linguaggio. Tracce indelebili e peculiari. Racconto di un mondo e di un tempo attraverso una cifra, un segno, una griffe, una coerenza interna.
Tutto questo, per essere tale, ha anche bisogno di essere consapevole?
Non credo.

Mi aggiro, virtuale, in territori lunari, tutti diversi, e simili: non vi sono facce, persone. Solo forme, strutture: essenziali, scarne, astratte. Scorgo continuità, analogie. Sembrano richiami reciproci, citazioni. Versi di balena che entrano in risonanza pur se distanti centinaia di miglia.
Semisfere, torri, cubi.
Asfalti, cementi. Armati. Vetro, acciaio. Ordigni puntati verso l'alto, o l'ambiente intorno.
Grigio, in tutti i toni. Crema, azzurro tenue.
Al limitare sterpaglia, gramigna, vegetazione incontrollata. Dai bordi, dalle crepe.
Ospedali, uffici amministrativi, strutture per lo sport. Svincoli, cavalcavia, autostrade. Complessi industriali, centrali energetiche.

Uno stile è metafora.
Costanti che alludono a un senso profondo. Raccolgono la verità di un tempo storico in un tratto. Vettori che indirizzano risorse, mentali, fisiche.

Proseguo la perlustrazione.
Non luoghi dell'inesperienza. Niente affatto banali, o insignificanti.
Un passo avanti ulteriore, forse decisivo, rispetto ai non luoghi, quelli di transito e consumo, che hanno dominato e dominano la scena del pianeta contemporaneo: aeroporti, stazioni, autostrade, centri commerciali. Dopo aver anestetizzato prima, eliminato poi, le percezioni - durata, distanza, identità, sapori, odori - si giunge all'abolizione stessa dell'umano. Non contemplato, non previsto, rimosso, l'uomo si trova solo a monte dell'opera, poi scompare. Ne avvia il processo, la realizzazione. Apre il cantiere. Innesca l'ordigno. Infine l'opera viene consegnata alla sua funzione ideale.
Spazio puro, astratto, e al tempo stesso forte, concreto, presente. Puro motore economico, vettore finanziario, macchina-profitto che alimenta sé stessa in perfetto equilibrio. L'opera incarna il sogno del liberismo contemporaneo. Lo realizza.
La fabbrica senza operai, l'ospedale senza malati, l'università senza studenti.
La città priva di abitanti.

Il crimine, oggi, possiede un'intelligenza strategica decisiva. Guarda avanti, pianifica, elabora. Pensa. Anticipa. Legge il tempo, si sente al passo con esso, il suo miglior interprete.
Il crimine, oggi, ha stile. Crea stile. Oltre che valore.

Troppo spesso guardiamo a fenomeni importanti con lenti sbagliate, inadatte a comprenderli. Emergenza, degrado, incuria, corruzione, incompetenza, arretratezza. C'è anche questo, senza dubbio, ma c'è molto altro, e di più. Ai suoi estremi opposti.
Strategia, scelta. Economia, drenaggio di risorse pubbliche e private. Produzione di reddito, e sua distribuzione. Controllo del territorio, e della forza lavoro che lo popola. Gestione dei flussi, finanziari e migratori. Analisi acuta e di lungo periodo sul funzionamento del potere, sul suo mantenimento.
In oltre quattro decenni di esistenza l'Incompiuto italiano si propone come insorgenza da osservare in profondità. Fenomenologia di tale pervicacia e resistenza che non può che contenere un segno e un significato di rara potenza ed efficacia.
Quaranta e più anni che hanno inciso in profondità il suolo e la carne del paese, ne hanno plasmato l'ambiente e la comunità. Si sono stratificati, prima sulla superficie, poi nella memoria, nella coscienza, nell'immaginario collettivo.
L'Incompiuto italiano ha fondato un'etica e un'estetica propria, con cui è necessario fare i conti fino in fondo. Senza banalizzazioni, o scorciatoie di comodo.
Un'etica e un'estetica: i pilastri su cui ogni stile poggia.

Metafora tra le più calzanti per descrivere questo lembo di terra che si allunga nel Mediterraneo, il suo presente.
Giarre. Capitale d'Italia.

Wu-Ming 3