Fenomenologia dello stile

in
Incompiuto Siciliano
di: 
Wu Ming 3
1 Ottobre 2008

Che cos'è uno stile?
Tratto che accomuna e distingue, che identifica, coglie il segno di un'epoca. Ricaduta estetica, etica, antropologica. Pratica ripetibile, che sedimenta, stratifica, trova epigoni e variazioni. Fenomeno che fa scuola pur in assenza di un'accademia. Solco che attraversa territori e gruppi sociali, ne informa i comportamenti, ne marchia le rappresentazioni, plasma la percezione delle comunità. Riconoscibile. Per analogia capace di evocare similitudini, individuare discontinuità. Tecnica che si fa discorso, e viceversa. Materiale, colore, strumento, forma, linguaggio. Tracce indelebili e peculiari. Racconto di un mondo e di un tempo attraverso una cifra, un segno, una griffe, una coerenza interna.
Tutto questo, per essere tale, ha anche bisogno di essere consapevole?
Non credo.

Mi aggiro, virtuale, in territori lunari, tutti diversi, e simili: non vi sono facce, persone. Solo forme, strutture: essenziali, scarne, astratte. Scorgo continuità, analogie. Sembrano richiami reciproci, citazioni. Versi di balena che entrano in risonanza pur se distanti centinaia di miglia.
Semisfere, torri, cubi.
Asfalti, cementi. Armati. Vetro, acciaio. Ordigni puntati verso l'alto, o l'ambiente intorno.
Grigio, in tutti i toni. Crema, azzurro tenue.
Al limitare sterpaglia, gramigna, vegetazione incontrollata. Dai bordi, dalle crepe.
Ospedali, uffici amministrativi, strutture per lo sport. Svincoli, cavalcavia, autostrade. Complessi industriali, centrali energetiche.

Uno stile è metafora.
Costanti che alludono a un senso profondo. Raccolgono la verità di un tempo storico in un tratto. Vettori che indirizzano risorse, mentali, fisiche.

Proseguo la perlustrazione.
Non luoghi dell'inesperienza. Niente affatto banali, o insignificanti.
Un passo avanti ulteriore, forse decisivo, rispetto ai non luoghi, quelli di transito e consumo, che hanno dominato e dominano la scena del pianeta contemporaneo: aeroporti, stazioni, autostrade, centri commerciali. Dopo aver anestetizzato prima, eliminato poi, le percezioni - durata, distanza, identità, sapori, odori - si giunge all'abolizione stessa dell'umano. Non contemplato, non previsto, rimosso, l'uomo si trova solo a monte dell'opera, poi scompare. Ne avvia il processo, la realizzazione. Apre il cantiere. Innesca l'ordigno. Infine l'opera viene consegnata alla sua funzione ideale.
Spazio puro, astratto, e al tempo stesso forte, concreto, presente. Puro motore economico, vettore finanziario, macchina-profitto che alimenta sé stessa in perfetto equilibrio. L'opera incarna il sogno del liberismo contemporaneo. Lo realizza.
La fabbrica senza operai, l'ospedale senza malati, l'università senza studenti.
La città priva di abitanti.

Il crimine, oggi, possiede un'intelligenza strategica decisiva. Guarda avanti, pianifica, elabora. Pensa. Anticipa. Legge il tempo, si sente al passo con esso, il suo miglior interprete.
Il crimine, oggi, ha stile. Crea stile. Oltre che valore.

Troppo spesso guardiamo a fenomeni importanti con lenti sbagliate, inadatte a comprenderli. Emergenza, degrado, incuria, corruzione, incompetenza, arretratezza. C'è anche questo, senza dubbio, ma c'è molto altro, e di più. Ai suoi estremi opposti.
Strategia, scelta. Economia, drenaggio di risorse pubbliche e private. Produzione di reddito, e sua distribuzione. Controllo del territorio, e della forza lavoro che lo popola. Gestione dei flussi, finanziari e migratori. Analisi acuta e di lungo periodo sul funzionamento del potere, sul suo mantenimento.
In oltre quattro decenni di esistenza l'Incompiuto italiano si propone come insorgenza da osservare in profondità. Fenomenologia di tale pervicacia e resistenza che non può che contenere un segno e un significato di rara potenza ed efficacia.
Quaranta e più anni che hanno inciso in profondità il suolo e la carne del paese, ne hanno plasmato l'ambiente e la comunità. Si sono stratificati, prima sulla superficie, poi nella memoria, nella coscienza, nell'immaginario collettivo.
L'Incompiuto italiano ha fondato un'etica e un'estetica propria, con cui è necessario fare i conti fino in fondo. Senza banalizzazioni, o scorciatoie di comodo.
Un'etica e un'estetica: i pilastri su cui ogni stile poggia.

Metafora tra le più calzanti per descrivere questo lembo di terra che si allunga nel Mediterraneo, il suo presente.
Giarre. Capitale d'Italia.

Wu-Ming 3